Autori: Andrea Barca, Mattia Fiore, Alessandro Mirra, Francesco Pasquali, Ubaldo Ranaldi.
In concomitanza con la Giornata mondiale contro la violenza sulle donne, è stato approvato in Senato un nuovo disegno di legge “Disposizioni in materia di statistiche in tema di violenza di genere” che vuole essere un ulteriore passo in avanti per far emergere in tutte le sue sfaccettature un fenomeno ancora troppo poco misurato.
I dati del report Eures sulla violenza di genere aggiornati al 25 novembre riportano 91 femminicidi nel corso di quest’anno. Come emerge dalla infografica in apertura, i numeri conosciuti legati alle violenze di genere colpiscono, ma la realtà suggerisce che una parte delle violenze di genere non è segnalata dai dati a disposizione. Mentre, infatti, è possibile fare luce sui dati relativi alle violenze fisiche e sessuali, non si è ancora in grado di portare a galla altri tipi di violenza come quella psicologica ed economica. Nasce da questa esigenza la volontà da parte delle istituzioni italiane di apportare nuove modifiche all’impianto legislativo nazionale sulla violenza di genere che a partire dall’abolizione del reato di adulterio nel ‘68 a oggi non ha mai smesso di evolversi insieme con i cambiamenti sociali dell’ultimo mezzo secolo.

All’interno del testo del nuovo disegno di legge appena approvato si trovano le linee guida nazionali per le Aziende sanitarie e le Aziende ospedaliere in tema di soccorso e assistenza socio-sanitaria alle donne vittime di violenza, al fine di assicurare che il sistema informativo sia integrato con un set di informazioni utili per la rilevazione della violenza di genere con una frequenza di aggiornamento triennale. In particolare le informazioni statistiche dovranno essere prodotte assicurando l’individuazione della relazione tra autore e vittima del reato. Già adesso il Dipartimento per le pari opportunità si avvale dei dati e delle rilevazioni effettuate dall’Istituto nazionale di statistica (ISTAT) e dal Sistema statistico nazionale (SISTAN) per la conduzione di indagini campionarie a supporto delle politiche e delle azioni di contrasto alla violenza di genere.
Le stime elaborate nel rapporto Istat del 2006, indicano che 6 milioni di donne nel nostro Paese hanno subito almeno una forma di violenza fisica o sessuale (o entrambe), dalle più lievi alle più gravi, ripetutamente o come un singolo episodio. I dati che emergono nel rapporto più recente del 2014 mostrano invece un calo del fenomeno.
Ancora oggi non si dispone di una metodologia per indagare tipologie di violenze come quelle psicologiche ed economiche, più sottili da definire per il legislatore, ma che sono presenti all’interno della nostra società. Nelle sue indagini statistiche, L’Istat include nella violenza psicologica fenomeni di denigrazione, controllo del comportamento, strategie di segregazione e intimidazioni. In particolare vengono considerate come forme di isolamento le limitazioni nel rapporto con la famiglia di origine o gli amici, l’impedimento o il tentativo di impedire di lavorare o studiare. Tra le forme di controllo, invece, compaiono l’imposizione da parte del partner di come vestirsi o pettinarsi, l’essere seguite e spiate, l’impossibilità di uscire da sole, fino alla vera e propria segregazione. Nella legislazione italiana possono farvi riferimento una serie di reati quali la minaccia, la violenza privata, l’aborto di donna non consenziente, lo stato d’incapacità procurato mediante violenza, la violazione di domicilio, il sequestro di persona, l’abbandono di persona minore o incapace. Tra le forme di violenza economica, invece, l’Istat evidenzia l’impedimento di conoscere il reddito familiare, di avere una carta di credito o un bancomat, di usare il proprio denaro e il costante controllo su quanto e come si spende. Sempre secondo l’Istat, nel 2014 sono il 26,4% le donne comprese tra i 16 e i 70 anni che hanno subito violenza psicologica o economica dal proprio partner attuale, e il 46,1% da parte di un ex partner. Anche in questo caso, si registra che la violenza psicologica è in forte calo rispetto al 2006. Quella commessa dal partner attuale diminuisce dal 42,3% al 26,4%.
I dati più recenti inerenti alla violenza di genere li fornisce il report del Ministero dell’Interno del primo semestre gennaio-giugno: quest’anno si registra un forte calo delle violenze sessuali sulle donne nel periodo di lockdown nazionale tra marzo e aprile (316 contro le 735 dell’anno precedente nello stesso periodo) tornate però a crescere dall’inizio di maggio in avanti. Di contro, il numero delle chiamate valide al 1522 – numero di pubblica utilità antiviolenza e stalking – nel periodo compreso tra marzo e ottobre 2020 è notevolmente cresciuto rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (+71,7%), passando da 13.424 a 23.071. La crescita delle richieste di aiuto tramite chat è triplicatapassando da 829 a 3.347 messaggi. Tra i motivi che inducono a contattare il numero verde raddoppiano le chiamate per la “richiesta di aiuto da parte delle vittime di violenza” e le “segnalazioni per casi di violenza” che insieme rappresentano il 45,8% delle chiamate valide (in totale sono 10.577). Nel periodo considerato, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, le chiamate sono più che raddoppiate. Crescono anche le chiamate per avere informazioni sui Centri Anti Violenza (+65,7%).
Questo nuovo disegno di legge apre nuove possibilità di intervento nel contrasto alla violenza di genere, anche grazie alle risorse in arrivo dal programma Next Generation EU. L’ambizioso progetto di ripresa europeo, infatti, si rivolge anche all’equità sociale e di genere. Nelle linee guida per il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), piano che l’Italia dovrà presentare entro il 30 aprile 2021, si segnalano alcuni campi d’intervento rivolti specificatamente a migliorare la situazione economica, la formazione continua e la disposizione proattiva alla ricerca di lavoro delle donne, riassunti sotto l’etichetta empowerment femminile. Nella bozza di progetto presentata di recente dal Governo italiano è indicato anche il numero di fondi garantiti a ogni campo d’interesse: alla parità di genere, coesione sociale e territoriale si prevedono 17,1 miliardi di euro di investimenti (pari all’8,7% del totale). Un mare di denaro che potrà (e dovrà) essere speso in maniera efficace anche grazie ai nuovi strumenti di raccolta dati previsti dalle nuove disposizioni approvate dal Parlamento e in vigore già dai prossimi mesi.

